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L’horror art è un genere di marketing per oggetti e poster di varia foggia che affollano i negozi di giocattoli; ultimamente grazie a internet è diffuso alla grande da numerosi brand. Sono i mitici eroi dei fumetti a farla da padroni, insieme a quelli dei film horror e dei video giochi che vanno per la maggiore, i cui eroi, si fa per dire, sono fantastici individui dall’aspetto satanico che affascinano per mostruosità ed espressioni minacciose. Questi diavoli esteticamente elaborati e dall’aspetto accattivante vantano una moltitudine di cultori che costituiscono un mercato di una certa importanza finanziaria

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Sembra che l’arte contemporanea non si sottragga a questa iconografia commerciale, fabbricando anch’essa mostruosità di ogni genere che con abilità elegge a opere artistiche, spesso in formato gigante, le cosiddette installazioni, che hanno lo scopo di terrorizzare il malcapitato utente.

Hermann Nitsch, Marina Abramovic e DamienHirst, sono i primi artisti contemporanei di una serie sterminata di tale fatta diventati ormai famosi che mi potrebbero venire in mente: mi riferisco ad artisti che propongono un genere che ha quel tipo di presa facile sul pubblico tipica di una opera artistica impressionante, ma se volessimo includere tra le varie emozioni anche lo stupore potremmo partire da Manzoni oppure dalle tetre plastiche sciolte al fuoco di Burri (sembra ricordato nella mostra) o dai sorprendenti tagli di Fontana fino ad arrivare a Cattelan. Insomma, tutte le note dinamiche ben sperimentate dell’arte all’insegna della S, come scandalo: sesso, sangue, sterco e sacrilegio, quest’ultimo diventato meno frequente forse perché crea problemi incontrollabili.

Senza scomodare di nuovo Andy Warhol, si sa che il mercato è uno degli obbiettivi che hanno caratterizzato l’attività di molti artisti, e non solo quelli della Pop Art.

Esiste un merchandising “concettuale” al quale molti artisti attingono che, pur non avendo niente a che fare con il genere di cui sopra, cioè l’horror art, ne sfruttano alcuni meccanismi al punto che musei e gallerie paiono in alcune sale un mercato di megagadget dell’horror, fenomeno sostenuto e sponsorizzato da numerosi operatori culturali. Mi si potrà obbiettare che già dal ‘500 si propongono pezzi di carne appesa: questa sorta di tradizione di macelleria ha le origini da Bartolomeo Passerotti, Annibale Carracci, Joachim Beuckelaer e Rembrandt, rappresentazione che nel tempo non si è mai arrestata, coinvolgendo via via una stragrande quantità di artisti come Goya, Dellani,Cassinari, Soutine, Chagall,Guttuso,Bacon, Kounellis ecc. per citarne alcuni.

A voler far cassa seguendo la logica del sensazionalismo spettacolare, secondo me, delle quattro S di cui sopra, il trend più attuale è lo sterco, tanto che se avessero scelto come artista Bill Gates nella sua video performance mentre beve da Omniprocessor (che produce acqua potabile dal liquame di fogna) avrebbe attratto più curiosi. E in più, visto le sue note tendenze filantropiche, Gates non avrebbe aggravato le casse del comune di Roma, che, come sappiamo, versa in gravi condizioni.

Non disperate vedete la Horror Art come una grande messa in scena teatrale da Grand Guignol il risultato sarà soddisfacente.

Giovanni Lauricella

 

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