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Dopo essermi ironicamente dedicato allo stadio della Lazio per fare il verso a quello della Roma e in particolare ai molti salvatori della città che hanno abbondantemente quanto inutilmente perorato. In questo caso la boutade non era casuale perché siamo sommersi da finti personaggi che fungono da tuttologi risolutori di ogni problema, gente che fa più male che bene.

Non ultimo è stato lo stesso Sgarbi che a pochi giorni dopo la pubblicazione su un mio sito che si occupa di architettura, http://rmcontemporanea.altervista.org/ ha ripetuto la mia provocazione anche se i concetti erano più superficiali forse per non voler appesantire il discorso.

Ma quello che è stato impressionante che oltre il suscettibile Sgarbi non è intervenuto nessuna autorità culturale e, cosa grave, si è assistito ad un silenzio assordante di architetti e urbanisti.

Per me questo dibattito sullo stadio della Roma ha costituito un giro di boa di quello che sono gli architetti in Italia ed in Particolare a Roma. Fino a pochi anni fa si sentiva Fuksas parlare di architettura e spesso anche di cose banali ed era abbastanza poco interessante, non si sapeva se parlava perché era un vip o perché era l’unica archistar italiana. Rifletteva il vuoto culturale che attualmente abbiamo e forse per questo che non si è visto in questo dibattito.

Ma la verità è ancora più amara. Tutti gli architetti di una certa levatura, cioè quelli che si dovevano esprimere in questa occasione, sono tutti l’interfaccia istituzionale di questo potere sempre più marcio e che le vistose crepe che adesso emergono lo fanno apparire sempre più vacillante.

Non è un caso che il partito di maggiore espressione di potere, lo spaccato PD, non può dare indicazioni di riferimento agli architetti in carriera che a loro volta non vogliono farsi trovare in fallo per qualche maldestra proposta.

Ecco cosa è la cultura, ecco cosa sono le capacità professionali e produttive di questo paese, lo stadio dell’architettura.

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Lo stadio dell’architettura

Al dibattito sullo stadio della Roma, che ha messo a nudo la realtà di molte aree degradate della capitale,hanno contribuito tanti opinionisti, ma non si è sentita la voce dei diretti interessati, gli architetti. Perché questo silenzio?

Tutti gli architetti di una certa levatura, cioè quelli che dovevano esprimersi in questa occasione, sono l’interfaccia istituzionale di questo potere perché sono quasi tutti a stipendio fisso, quelli più in vista sono professori, il restoè legato a ministeri o a enti, dove sono consulenti e periti ecc.

Un silenzio dovuto anche ai travagli del PD, che nonostante tutto èancora il partito di maggiore espressione di potere,che non potendo dare indicazioni di riferimento,ha fatto cadere gli architetti nell’oblio.

Ecco che cosa è la cultura, ecco che cosa sono le capacità professionali e produttive di questo paese, il livello, lo stadio dell’architettura.

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One thought on “Lo stadio dell’architettura

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