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Secessione e Avanguardia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Secessione e avanguardia

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma si svolge una delle più impegnative mostre che siano state mai affrontate dal punto di vista storico, l’iniziativa rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni del centenario della Prima guerra mondiale.

Il periodo contrassegnato dalla Secessione e dall’Avanguardia è un la cerniera che unisce il passato con la modernità come oggi viene intesa.

Come lascia intendere il nome secessione, mutuato dal movimento artistico austriaco che prese dalla storia romana (…il colle..) gli artisti e letterati si posero come “altra arte” al punto che non si riconobbero più nell’appartenenza alle accademie o alle istituzioni dalle quali provenivano o a cui dovevano fare riferimento, come ad esempio le Biennali Quadriennali ecc. Edoardo Sanguineti in Ideologia e Linguaggio, rifacendosi a Walter Benjamin, parla dell’avanguardia come «l’aspirazione eroica e patetica a un prodotto artistico incontaminato […] una merce capace di vincere con un gesto sorprendente e audace la concorrenza indebolita e stagnante». Un movimento che intendeva sviluppare un nuovo corso, per la prima volta  gli artisti si organizzavano tra di loro, autonomamente, per esporre le proprie opere o per fare manifesti (Marinetti pubblica il manifesto futurista…) che fondavano e  indicavano vie nuove dell’arte.

Quello che coglie e che rende la mostra ( ben 170 opere ) di interesse epocale è la ricerca fatta su quello che è avvenuto in Italia nel periodo giolittiano dal 1905 sino alla Prima Guerra Mondiale e soprattutto in alcune città come Roma e Venezia,  trasformate in trampolini di lancio di novità che hanno cambiato il corso culturale del tempo.

Un’ elogio va a Stefania Frezzotti, curatrice della mostra e autrice dell’interessantissimo testo del catalogo e alla direttrice della Galleria Maria Clarelli autrice del saggio 1905 – 1915 : il dibattito artistico in Italia fra mostre e riviste.

la Galleria nazionale d’arte moderna ha provveduto al restauro del fregio di Edoardo Gioia e  di altre opere che non erano mai state esposte prima. Le opere di Previati, Casorati, Von Stuck, Nomellini, Ghini, Carrà, Boccioni, Severini, Balla, De Chirico (solo per citarne alcuni) sono la testimonianza del cambiamento ma che viste con uno sguardo più ampio sono anche molto di  quello che oggi viviamo come arte contemporanea, lo dico non per disprezzare quello che avviene oggi ma per sottolineare la potenza culturale espressa in quel periodo al punto che si potrebbero fare numerose associazioni con quadri di artisti recenti.

La mostra si conclude con l’inizio della Grande Guerra che sarà la trasformazione in chiave patriottica e nazionalista della maggioranza degli artisti, del futurismo e il senso di distacco e assenza dal mondo presente nella metafisica dechirichiana, presagio di un atteggiamento necessario al grande disastro che coinvolgerà l’Europa.

Restano ad impressionare il visitatore le bellissime opere del grande Boccioni e i progetti visionari di Sant’Elia (altra chicca della mostra), artisti che presi dall’ impulso interventista si arruoleranno volontari e moriranno giovanissimi sul campo di battaglia.

Una mostra grandiosa come la prima guerra mondiale che per l’importante rilevanza dovrebbe girare il mondo o almeno l’Europa ma che non andrà nemmeno in un’altra città italiana. Peccato perché poteva far riconsiderare in un livello più alto la centralità che ha avuto la cultura italiana ed in particolare quella romana e veneziana a livello mondiale.

Giovanni lauricella

Girando per Roma e nel web

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